La parità in tutti i campi, anche quello da calcio
Carlotta ha 14 anni, Zoe ne ha 15. Vivono a Firenze e da qualche anno condividono una grande passione: il calcio.
Giocano entrambe al Centro Storico Lebowski, realtà che fa dell’inclusione il suo valore più profondo. È qui che hanno preso parte alle attività del progetto SoS – Sport, Opportunità e Società, finanziato da The Care, con l’obiettivo promuovere spazi sportivi inclusivi, liberi da bullismo e discriminazioni.
«Facevamo già calcio prima – raccontano – ma abbiamo pensato che potesse essere una bella idea cercare di coinvolgere altre ragazze. Non è sempre facile, perché c’è ancora l’idea che il calcio sia “da maschi”.»
Attraverso momenti di socializzazione e team building – come ritiri in piccoli paesi, giornate condivise e allenamenti misti – Carlotta e Zoe hanno contribuito a costruire un ambiente accogliente, in cui ragazze e ragazzi si sentono liberi di esprimersi.
Nel centro sportivo, bambine e bambini si allenano insieme fino ai 12 anni, e lo sport è visto come uno strumento per crescere, conoscersi, costruire relazioni sane.
«Abbiamo imparato che tutti noi siamo responsabili nel creare spazi inclusivi e accessibili – dicono – perché lo sport dovrebbe unire, non escludere.»
In un contesto in cui un ragazzo o una ragazza su 14 subisce episodi di bullismo nello sport, e dove resistono ancora stereotipi di genere su cosa “possono” o “non possono” fare bambine e bambini, esperienze come la loro dimostrano che cambiare è possibile.
Basta un campo da gioco, due compagne di squadra e la voglia di far spazio a tutte e tutti.
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Photocredit: Camilla Miliani





